STORIA.
Origini e sviluppo dell'enneagramma

La parola Enneagramma deriva dal greco ennea, «nove», e gramma, «segno» o «punto». Il termine indica un simbolo geometrico costituito da una circonferenza suddivisa in nove punti equidistanti tra loro, collegati tra loro secondo un preciso ordine. Un triangolo centrale unisce il punto più alto, il 9, o do delle passioni, al 6 e al 3 e un esagramma i punti 1-4-2-8-5-7.
Le origini del simbolo dell’Enneagramma sono velate di mistero. Non esistono, infatti, prove storiche sufficienti per stabilire con precisione quando, dove e da chi sia stato elaborato nella forma oggi conosciuta. Nel corso del tempo sono state formulate diverse ipotesi sulla sua provenienza e sulla trasmissione delle conoscenze ad esso collegate. Gurdjieff lo introdusse in europa come simbolo di trasformazione interiore.
La matematica
Può sembrare strano, parlando dell’Enneagramma e della sua storia, iniziare proprio dalla matematica. Eppure, è da qui che possiamo partire per comprenderne meglio la struttura e il significato.
L’Enneagramma è un simbolo geometrico-matematico basato su relazioni numeriche, tra cui la «legge del tre» e la «legge del sette». L’idea che i numeri possano descrivere la realtà e la personalità può sorprendere, ma è noto che la matematica possiede una straordinaria efficacia nel descrivere i fenomeni naturali. Nell’enneagramma il numero 3 è fondamentale: tre centri, nove punti 3², 27 sottotipi 3³.


Pitagora.
Pitagora attribuiva ai numeri e alle forme geometriche un profondo significato simbolico. Tra i simboli più importanti troviamo la sacra tetraktys, la chiave fondamentale per comprendere l’ordine dell’universo.
Nella tradizione pitagorica, la tetraktys era legata a una forma di vita filosofica e spirituale orientata alla disciplina, alla purificazione dell’anima, all’armonia e alla conoscenza. I membri della comunità seguivano infatti pratiche e regole volte a trasformare il proprio modo di vivere attraverso un percorso di disciplina, conoscenza e trasformazione interiore.
La struttura della tetraktys presenta alcune interessanti connessioni con l’Enneagramma. Come osserva Guénon, tanto nella tetraktys quanto nella rappresentazione circolare si ritrova la medesima struttura simbolica: l’unità rappresentata dal punto centrale e la molteplicità dei nove elementi disposti sulla periferia. I sei punti dei lati del triangolo proiettati nella circonferenza vanno a formare il caratteristico esade dell’enneagramma.
Il punto centrale che rappresenta il motore immobile, l’origine invisibile da cui si espande tutta la manifestazione visibile.
L’immagine ritrae la tetraktys rivisitata in chiave enneagrammatica.
I viaggi di Pitagora in Oriente.
I viaggi di Pitagora in Oriente rappresentano uno dei capitoli più affascinanti e dibattuti della storia del pensiero antico. Le fonti più autorevoli, tra cui Diogene Laerzio, Porfirio e Giamblico, concordano sul fatto che Pitagora abbia trascorso decenni in viaggio tra l’Egitto e il Vicino Oriente prima di fondare la sua scuola a Crotone.
Alcuni autori tardo-antichi e medievali spingono il viaggio di Pitagora ancora più a est, fino alle sponde del fiume Gange. Una suggestione interessante tanto che nel 1799 Sylvain Maréchal, fra le voci più radicali della Rivoluzione francese, riprende queste ipotesi nel suo romanzo filosofico Voyages de Pythagore in cui è lo stesso Pitagora a narrare ai discepoli di Crotone i viaggi che lo condussero dall’Egitto alla Caldea, dall’India a Creta. L’autore riflette sul vegetarianesimo e sui saggi orientali, sulla filosofia del Buddha e vede nell’India la fonte originaria dalla quale le altre culture assorbono l’antica saggezza.


Siddhartha Gautama.
Siddhartha Gautama (566 a.C. e il 486 a.C.)è il nome storico del Buddha titolo onorifico spirituale che significa il Risvegliato, l’Illuminato. Interessante notare la contemporaneità con Pitagora. Per il Buddha la sofferenza è causata da tre veleni mentali: l’ignoranza (moha), l’avversione (dosa) e l’attaccamento (raga). La vita è caratterizzata da sofferenza, questa sofferenza ha un inizio, può cessare, e vi è un sentiero che conduce a questa cessazione: il Nobile Ottuplice Sentiero, un percorso di etica, meditazione e saggezza. Ritroviamo questi concetti in Occidente sia nella scuola pitagorica – un percorso di purificazione dalle passioni terrene per la liberazione e il ricongiungimento con l’Uno – sia, più tardi, nello Stoicismo, che ricercava l’Atarassia – l’imperturbabilità dell’animo – e l’apàtheia – l’assenza di passioni, lo stato di libertà dall’ego – in termini buddhisti potremmo dire la cessazione della sofferenza. La via pratica indissolubile dalla via spirituale.
In epoca contemporanea, Naranjo associa i tre veleni ai vertici del triangolo centrale dell’Enneagramma (9, 6, 3), individuando la radice profonda delle tre aree: l’ignoranza, al Punto 9, definisce il Centro Viscerale, traducendosi in nebbia mentale non vedere la realtà; l’avversione si colloca nel Centro Mentale, al Punto 6, manifestandosi come paura e, appunto avversione per la realtà; l’attaccamento è al Punto 3 e va a costituire il Centro Emotivo, esprimendosi come dipendenza dall’immagine.
I sufi.
Secondo alcune tradizioni, conoscenze riconducibili all’Enneagramma sarebbero state custodite e trasmesse all’interno di antiche scuole spirituali dell’Oriente e, in particolare, nella tradizione Sufi. I Sufi, appartenenti alla corrente mistica dell’Islam, dedicavano la propria vita alla ricerca di una relazione più profonda con Dio attraverso la preghiera, la meditazione e un percorso di trasformazione interiore.
All’interno di queste tradizioni si sviluppò una particolare attenzione alla conoscenza di sé. I maestri spirituali osservavano gli ostacoli che ricorrentemente impedivano all’essere umano di vivere una relazione più autentica con Dio e con se stesso. Questi ostacoli vennero descritti attraverso le passioni, intese come modalità automatiche e disarmoniche che condizionano il pensiero, le emozioni e il comportamento.


I padri e le madri del deserto.
È stata inoltre ipotizzata una possibile trasmissione di alcune di queste conoscenze a diverse tradizioni spirituali, tra cui quella dei Padri e delle Madri del deserto, uomini e donne che, a partire dai primi secoli del cristianesimo, si ritirarono nei deserti dell’Egitto, della Palestina e della Siria dedicandosi alla preghiera, alla meditazione e alla ricerca della trasformazione interiore.
Il collegamento alla tradizione cristiana dei Padri e delle Madri del deserto è la profonda riflessione che essi svilupparono proprio sui vizi e sulle virtù, sui movimenti interiori dell’animo e sugli ostacoli che impediscono all’essere umano di vivere pienamente la propria essenza e il proprio rapporto con Dio. Il riconoscimento dei propri condizionamenti non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso di trasformazione orientato alla libertà interiore e alla crescita nelle virtù.
Evagrio Pontico.
Evagrio Pontico (345-399 d.C.), monaco cristiano che si ritirò nel deserto di Alessandria. Nella sua opera principale, il Trattato pratico, Evagrio espone la via della praktiké, un percorso di trasformazione interiore fondato sulla pratica delle virtù.
Per Evagrio, l’essere umano nasce in uno stato di purezza, ma l’anima è successivamente colpita dalle passioni (páthe), vere e proprie «malattie dell’anima». La radice di tutte le passioni è l’amore rivolto al proprio «io» anziché a ciò che è più alto, Dio. Evagrio individua otto passioni principali — orgoglio, vanagloria, invidia, avarizia, ingordigia, lussuria, accidia e ira — alle quali la tradizione ortodossa aggiungerà successivamente la paura. A ciascuna passione corrisponde una virtù capace di neutralizzarla. Il percorso della praktiké conduce così alla progressiva liberazione dalle passioni e al raggiungimento dell’apátheia, l’impassibilità intesa come stato di salute e libertà dell’anima.


Raimondo Lullo.
Prima di Gurdjieff, un precedente significativo riconducibile alla struttura dell’enneagramma compare in nell’opera Ars Brevis, pubblicata nel 1307 dal mistico e filosofo catalano Raimondo Lullo, importante conoscitore della cultura araba entra in contatto con il patrimonio filosofico e spirituale del mondo islamico.
La figura utilizzata da Lullo è costituita da tre triangoli equilateri inscritti all’interno di un cerchio e presenta nove punti. A questi punti sono associate altrettante qualità, negative e positive: nove vizi – avarizia, gola, lussuria, superbia, accidia, invidia, ira, menzogna e incostanza – posti in relazione con nove virtù – giustizia, prudenza, fortezza, temperanza, fede, speranza, carità, pazienza e pietà – indicate da Lullo come «dignità di Dio».
Il valore di questa rappresentazione risiede quindi non soltanto nella sua struttura geometrica, ma soprattutto nell’associazione tra i nove punti e un percorso di trasformazione personale.
Lullo vede la vita stessa dell’uomo un viaggio verso Dio.
Il lievito pitagorico.
Possiamo ipotizzare una trasmissione sotterranea della sapienza antica: quella legata alle radici mistiche del pitagorismo, che non si estingue nel mondo greco-romano ma sopravvive e riemerge in geografie ed ere spirituali apparentemente distanti come l’esoterismo islamico e il sufismo. Il “lievito pitagorico”, come lo definisce Kingsley, rappresenta quell’insegnamento invisibile ma fermentante che continua a operare nei secoli come via di trasformazione interiore e realizzazione del divino.
Kingsley, scardina l’idea eurocentrica secondo cui la filosofia greca sia morta con la fine del mondo pagano, per lui la vera linfa mistica e magica del pitagorismo, il “lievito” è sopravvissuta trasferendosi a Oriente dalla Magna Grecia, all’Egitto, fino all’Islam. Le dottrine iniziatiche viaggiarono verso sud-est e trovarono rifugio nell’Alto Egitto e nelle comunità ermetiche e alchemiche della tarda antichità.
Nelle prime fasi del sufismo e dello sciismo esoterico, figure come Jābir ibn Hayyān citano esplicitamente Pitagora ed Empedocle non come scienziati laici, ma come profeti, maestri divini e possessori di una rivelazione sacra.


Punto di congiunzione.
Fu Gurdjieff il primo a introdurre il simbolo dell’Enneagramma in Occidente, nel 1916, affermando di averlo appreso da una misteriosa confraternita in Asia centrale Sarmoung. Certamente ha avuto contatti con il sufismo poiché qui troviamo un modello di spiritualità molto simile al lavoro di Gurdjieff caratterizzato da lavoro interiore, vigilanza della coscienza, ricordo di Sé, disciplina dell’ego e presenza nella vita quotidiana, oltre a una serie di terminologie quali falsi io, carrozza, lavoro. Suggestiva anche l’ipotesi di James George, diplomatico canadese e allievo di Madame de Salzmann – fidata collaboratrice di Gurdjieff – che vede Gurdjeff in Tibet, nel Monastero Dutsi Til a Surmang sede del lignaggio dei Trungpa, potrebbe essere identificata come la possibile sede del Monastero di Sarmoung menzionato da Gurdjieff. In ogni caso, possiamo scorgere diversi punti di contatto con il buddhismo: l’uomo è addormentato, ha bisogno di lavorare su di sé e le proprie identificazioni per liberarsi dalla schiavitù dell’ego e raggiungere la consapevolezza (sati).
Georges Ivanovič Gurdjieff.
Le prime testimonianze certe della diffusione del simbolo nel mondo occidentale risalgono agli inizi del Novecento e sono legate agli insegnamenti di Georges Gurdjieff (1866-1949), una delle figure più importanti nella storia moderna dell’Enneagramma e della ricerca spirituale occidentale, si definiva “maestro di danze”.
Dopo numerosi viaggi in Medio Oriente, Asia centrale, India e Tibet, Gurdjieff iniziò a sviluppare un proprio sistema di insegnamento, conosciuto come Quarta Via: un insegnamento rivolto alla trasformazione concreta dell’essere umano e al risveglio delle sue possibilità interiori.
Secondo Gurdjieff, l’uomo vive normalmente in uno stato di addormentamento. Fisicamente sveglio, egli agisce prevalentemente in modo automatico, condizionato dalle proprie abitudini, emozioni, pensieri e reazioni. Crede di essere pienamente cosciente e libero, mentre gran parte della sua vita si svolge attraverso meccanismi che non riconosce.
Il carattere e la personalità contribuiscono a mantenere l’individuo in questo stato di automatismo. Per la conoscenza di sé non basta conoscere le proprie caratteristiche psicologiche, bensì i propri meccanismi automatici e imparare a osservarli per scioglierli.
Gurdjieff riteneva che l’essere umano potesse sviluppare un livello superiore di presenza, volontà e consapevolezza attraverso un lavoro intenzionale su se stesso. L’Enneagramma diventa così una rappresentazione dei processi di trasformazione e di risveglio della coscienza.


Oscar Ichazo.
Un passaggio fondamentale nella storia dell’Enneagramma è rappresentato da Oscar Ichazo (1931-2020), filosofo e maestro boliviano-cileno. Trascorre l’infanzia e la giovinezza in Bolivia e, negli anni Cinquanta, si trasferisce a Buenos Aires, dove approfondisce lo studio di diverse tradizioni filosofiche e spirituali, tra cui Buddhismo, Cabala e Sufismo.
Nel corso della sua ricerca viaggia in diverse regioni dell’Asia e del Medio Oriente, dedicandosi allo studio della spiritualità e delle tecniche di trasformazione interiore. Alla fine degli anni Sessanta inizia a trasmettere i suoi insegnamenti sull’Enneagramma e, tra il 1970 e il 1971, guida ad Arica, in Cile, un intenso percorso di formazione psico-spirituale al quale partecipano numerosi ricercatori provenienti dagli Stati Uniti e da altri Paesi.
Ichazo approfondisce l’Enneagramma collegandolo in maniera sistematica alla conoscenza della personalità, individuando nove modalità fondamentali di funzionamento dell’ego. A ciascuna di esse associa specifiche passioni e fissazioni cognitive, descrivendo i meccanismi attraverso i quali l’ego condiziona il pensiero, le emozioni e il comportamento.
Il suo contributo segna un importante passaggio nella storia dell’Enneagramma: il simbolo viene utilizzato non soltanto come strumento di trasformazione spirituale, ma anche come mappa per comprendere il carattere, l’ego e i meccanismi della personalità.
Claudio Naranjo.
Un ulteriore passaggio decisivo è rappresentato da Claudio Naranjo (1932-2019), medico e psichiatra cileno.
Nel 1969 Naranjo incontra Oscar Ichazo e successivamente partecipa al percorso di formazione di Arica, in Cile. Questa esperienza rappresenta un momento fondamentale nella sua ricerca e lo porta ad approfondire l’Enneagramma in relazione allo studio della personalità e dei processi di trasformazione interiore.
A partire dagli anni Settanta, Naranjo sviluppa una propria elaborazione dell’Enneagramma, mettendo in dialogo la tradizione spirituale con la psicologia e la psicoterapia approfondendo il rapporto tra enneatipi, fissazioni cognitive e meccanismi di difesa. La sua Psicologia degli Enneatipi descrive i nove tipi attraverso le loro caratteristiche emotive, cognitive e comportamentali, evidenziando il rapporto tra passioni, fissazioni cognitive e meccanismi di difesa.
Per Naranjo il carattere non rappresenta semplicemente un insieme di caratteristiche individuali, ma un sistema di automatismi sviluppatosi nel corso della vita e consolidatosi come risposta alle esperienze, alle relazioni e alle condizioni dell’ambiente. L’osservazione del carattere diventa quindi uno strumento per riconoscere i propri schemi abituali e comprendere ciò che limita la libertà e la consapevolezza.


Attualità e apporti significativi dell’enneagramma
Un passaggio decisivo nella diffusione dell’Enneagramma avvenne attraverso alcuni gesuiti statunitensi. Robert Ochs, S.J., dopo averlo conosciuto nell’estate del 1971 a Esalen da Claudio Naranjo, portò l’insegnamento all’interno della formazione gesuitica e iniziò a proporlo a Chicago, presso la Loyola University. Da questo primo nucleo l’Enneagramma si diffuse progressivamente in altri ambienti religiosi e laicali e cominciò a diventare accessibile attraverso corsi, conferenze e pubblicazioni.
Figure come Richard Rohr, insieme a numerosi autori e formatori provenienti dall’ambito gesuitico e da altre tradizioni cristiane, contribuirono ulteriormente alla sua diffusione come strumento di accompagnamento e discernimento spirituale.
Negli ultimi decenni l’Enneagramma ha conosciuto una diffusione internazionale e un crescente numero di applicazioni: dalla crescita personale alla formazione, dalla direzione spirituale alle relazioni interpersonali, fino agli ambiti educativi e organizzativi. La sua particolare capacità di mettere in dialogo una dimensione psicologica con una dimensione spirituale ne ha favorito l’utilizzo come strumento di autoconoscenza, consapevolezza delle proprie dinamiche interiori e sviluppo personale.
fonte: https://enneagrammonthly.com/
La ricerca.
È tuttavia importante distinguere la sua ampia diffusione dalla sua validazione scientifica. Una revisione sistematica della letteratura pubblicata nel 2021, che ha esaminato 104 campioni indipendenti, ha rilevato risultati misti riguardo all’affidabilità e alla validità dell’Enneagramma come modello della personalità. Alcuni studi mostrano correlazioni coerenti con altri costrutti psicologici, mentre rimangono limitate le evidenze a sostegno di alcuni aspetti specifici della teoria, come le ali e i movimenti tra i tipi. Gli autori riconoscono inoltre che diversi studi hanno evidenziato una possibile utilità dell’Enneagramma per la crescita personale e spirituale, indicando però la necessità di ulteriori ricerche empiriche. (in Journal of Clinical Psychology: Volume 77, Issue 4 – DOI: 10.1002/jclp.23097)

